Tema :La mossa del cavillo

L’emiro Zayd, al termine di un’aspra battaglia, catturo’ un gruppo di uomini. 

Quando seppe che li attendeva la morte, il più anziano dei prigionieri disse all’emiro :” Noi siamo affamati e non è giusto ucciderci prima di offrirci del cibo”.

Allora, l’emiro fece imbandire un banchetto, al termine del quale l’anziano disse :” Secondo le usanze arabe, prima eravamo tuoi prigionieri, ora però siamo tuoi ospiti, perciò non puoi ucciderci!”

L’emiro, colpito da quelle parole, li mise in libertà. 

 

Racconto della tradizione araba tratto da “Breviario Laico” di G. Ravasi ed. Mondadori.

 

Tema :La mossa del cavillo

TEMI : L’immutabilità dei valori

immutabilità

Ogni valore perfetto, è immutabile.

La Sapienza ,Il Giusto, il Bello, il Bene, l’Uguale, il Vero; ciascuno rappresenta un valore superiore che, manipolato, scade in valore relativo, perchè perde la purezza e l’unicità originarie.

Ed allora :

Noi dobbiamo preferire la luce della Sapienza al crepuscolo dei saperi che a volte confliggono e spesso sono generati dalla vanagloria.

Noi dobbiamo preferire il Giusto, alla giustizia, spesso ingiusta.

Noi dobbiamo preferire Il Bello, alla bellezza, categoria volatile.

Noi dobbiamo preferire Il Bene, alla bontà se diventa elargizione.

Noi dobbiamo preferire l’Uguale, all’uguaglianza talvolta ipocrita.

Noi dobbiamo preferire Il Vero alla verità, che appare soggettiva.

Poichè ogni valore superiore è astratto, ne percepiamo la presenza, ne avvertiamo il profumo, lo cerchiamo; la precarietà della condizione umana non consente di conoscerlo, semmai di riconoscerlo.

Forse l’anima che già conosceva i valori superiori, ne ha conservato memoria prima di abitare la precarietà del corpo.

immagine by : Tassinari & Sestini avvocati associati

TEMI : L’immutabilità dei valori

FIDES : L’amore tradito

osea

Venite, ritorniamo al Signore.

Egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.

Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.

Dopo due giorni ci ridarà la vita

ed il terzo ci farà rialzare

e noi vivremo alla sua presenza.

Affrettiamoci a conoscere il Signore;

la sua venuta è sicura come l’aurora.

Verrà a noi come la pioggia d’autunno,

come la pioggia di primavera che feconda la terra.

Che dovrò fare per te, Efraìm,

che dovrò fare per te, Giuda ?

Il vostro amore è come una nube del mattino,

come la rugiada che all’alba svanisce.

Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti

li ho uccisi con le parole della mia bocca.

Il mio giudizio sorge come la luce

io voglio l’amore, non il sacrificio,

la conoscenza di Dio più degli olocausti.

Ma essi, come Adamo, hanno violato l’alleanza

e mi hanno tradito.

Gàlaad è una città di malfattori

macchiata di sangue.

Come banditi in agguato

una ciurma di sacerdoti

assale sulla strada di Sichem,

e commette scelleratezze.

Orribili cose ho visto in Betel;

là si è prostituito Efraim,

si è contaminato Israele

Anche a te, Giuda, io riserbo una mietitura

quando ristabilirò il mio popolo.

Antico Testamento :Osea (6 )

FIDES : L’amore tradito

Trenta cammelli

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Mi avete spedito trenta cammelli 

carichi di domande.

Non adesso,

magari nel mondo che verrà

avrò  tempo sufficiente

per tutte le risposte.

Ora,  lasciatemi divertire :

sto permutando  le lettere dell’alfabeto

in un gioco senza senso

che mi sfibra in una cabala misteriosa.

Ma l’assurdo non può essere l’ultima parola.

Quando la notte accende le sue torce

e ci sprofonda davanti a sonnolenti acquari televisivi

aspetto vènti che portino carezze di lontananza.

Notte che te ne vai, dammi una mano.

Trenta cammelli

FIDES : L’Offerta

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Prendi , o Signore

e ricevi

tutta la mia libertà

La mia memoria

La mia intelligenza

La mia volontà.

Tutto ciò che ho e possiedo

tu me lo hai dato.

A te, Signore, lo ridòno

Tutto è Tuo :

disponi di tutto , secondo la Tua volontà.

Dammi il Tuo amore e la Tua grazia;

Questo mi basta.

 

 

(  Ignazio di Loyola : Esercizi Spirituali [234] )

op. cit. da A.Vergara : ” Dov’è il tuo tesoro ?” Ed. LER

immagine by : http://www.parrocchiasantignazio.it

 

 

 

FIDES : L’Offerta

The Stars :La ballata dei profeti

 

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Se i profeti irrompessero

dalle porte della notte

 con lo zodiaco dei démoni sulla fronte

come orrido diadema

e sulle spalle

il mistero circolare

di cieli cadenti e risorgenti …….

 

Se i profeti irrompessero

dalle porte della notte

regalando le scintille di mille fiaccole d’oro

per indicare con le vene delle mani

le vie stellari 

a quelli che affondano nel sonno …….

 

Se i profeti irrompessero 

dalle porte della notte

per cercare un orecchio come patria

lasciando cicatrici di parole

nei campi arsi dalla consuetudine

riportando qualcosa di perduto

a chi ha smesso di sperare …….

 

Orecchio degli uomini

ostruito dalle ortiche

Sapresti tu ascoltare ?

Se la voce dei profeti

soffiasse nei flauti – ossa dei bambini uccisi

e spirasse l’aria bruciata dalle grida del martirio ……

Se costruisse un ponte 

col respiro affannoso dei vecchi …….

Orecchio degli uomini

così attento alle banalità

Sapresti tu ascoltare ?

 

Se i profeti

volando con le ali turbinose dell’eternità

ci lacerassero l’udito con le parole

chi potrebbe difendersi ?

 

Se i profeti risorgessero

nella notte degli uomini

e come amanti

andassero alla ricerca del cuore amato

 

Notte degli uomini

avresti tu un cuore da donare ?

 

( Nelly Sachs, da ” Le stelle si oscurano ” ; mia rielaborazione)

immagine by : http://www.tgcom 24.mediaset.it

 

 

The Stars :La ballata dei profeti

Il Gomitolo

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Caro gomitolo 

Ammiro la perfezione sferica

della tua forma 

e l’eleganza con cui ti appoggi

sul piano

In equilibrio

come  ballerina

danzante sulle punte.

Caro gomitolo di lana

ti vuoi bene, si vede.

Ti abbracci  teneramente

avvolgendoti  completamente nella matassa.

Però, se necessario, ti dipani,

 trasformandoti in sciarpa,

scialle o cardigan

donandoci tepore.

Nasci egoista ed autosufficiente

Ma sei pronto a disfarti

per diventare tutto in tutti

generosamente.

Caro gomitolo di lana

Il tuo bàndolo si svolge

all’ interno di una trama

che solo a fine riconoscerai.

Nel tuo destino c’è un non so che di umano

 Sembra  quasi assomigliare al mio.

 

 

(immagine by it.depositphotos.com)

 

 

Il Gomitolo

Hotel L’infinito

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Sempre caro mi fu quest’ermo colle

e quest’Hotel

che prima colazione al prezzo include.

Ma sedendo e bevendo ‘sta ciofèca 

(“sembra ” un caffè

ma fingo)

mi vien da vomitare

che paura !

E come il vento odo stormir fra queste fronde

io le tariffe di booking 

vo comparando

E mi sovvien della pensione Giulia

e la bassa stagione

e la presente

e viva

e il suon di lei

Così, le telefono

e la sento

Mi fa un’offerta a Cesenatico

e al momento

Io vado

E il naufragar m’ è dolce

in alto mare !

Hotel L’infinito

Guido, i vulesse ……..

 

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Guido i vulesse

ch’a tu, Peppe e io

 ‘nu viento  é suonno n’sieme ce pigliasse

e  ‘na varca liggiera ce purtasse

addò stù mare luccica:

a Surriento.

 

Là senza n ‘tuppo

e senza  ‘mpedimento

ognuno campasse chiù cuntento

E o’ sfizio ,ammacaro, se levasse

e se ne vedè bene d’ò strumiento.

 

Basta ca Cuncettina

Basta ca  Nanninella

(e pure  ‘na  trentesima vajassa)

mago Merlino a nuje ce le purtasse.

che tutt’o’ juorno d’ammore se parlasse 

e ò core assaie cuntento s’addurmesse.

 

Guido

sienteme a mmé

Facimmo  ‘na scummessa :

 Pe  ‘nu suonno doce é  ‘nu mumento

Ogne nenna

che priezza ca pruvasse !

 

( Mia libera versione tamarro-napoletana del sonetto : “Guido, i’ vorrei che tu Lapo ed io” tratto dalle Rime di Dante Alighieri ”   

 

 

( immagine by : http://www.genoa. carpediem. cd )

 

 

 

 

 

 

 

 

Guido, i vulesse ……..

Il fiordo della speranza

 

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Le notti chiare erano tutte un’alba.

Nell’afa

lontano intravvedevo

il fiordo acceso  della mia speranza.

 I canali mormoravano  

pensieri liquidi

Mentre una mano invisibile 

ritmava  il tamburello.

Noi non ascoltammo

parole dette 

sulle vie polverose in Palestina.

Noi abbandonammo nelle tasche 

le nostre mani nude

scivolando nel pozzo screpolato

dell’adolescenza.

Forse  berremo pioggia  

di concave notti  senza spassi.

Forse riposeremo come sassi

sull’erba fitta

lontani dall’orgoglio delle felci.

Beata te

che sei salda e fedele come un salmo.

Il tuo amore non parla di parole.

Ha cenni silenziosi 

ha sguardi di zaffìro.

Dai tuoi giardini schiusi 

sale l’essenza

d’un fresco melograno

E si allontana da me

quell’amara fragranza d’oleandro

 

 

 

(immagine by : www. travelfar.it )

 

 

Il fiordo della speranza

In memoria d’Ilaria del Carretto

 

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Alle tue soglie

anche il mio passo

Incerto passo

di vago pellegrino

Lucerna opaca

sul filo di memorie

Del sole che strazia le navate

qui non scorgo ferita

che vìoli l’eterna solitudine

Raccolse i tuoi silenzi 

su steli di reliquie

Chi portava ramingo fra le nebbie

il falco acuto

I meriggi eccitati d’Agrigento

Il dolore dei versi :

“sei qui rimasta sola”

Sgomenti i ceri

Il marmo tuo del volto

si scioglie come in pianto

 

immagine by http://www.italianways.com

In memoria d’Ilaria del Carretto

Isaia 43 (del dimenticare )

 

 

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Non temere

Io ti ho riscattato

Ti ho chiamato per nome

Tu mi appartieni

Se dovrai attraversare le acque, Io sarò con te

non resterai sommerso

Se dovrai attraversare il fuoco

non resterai scottato

Io sono il Signore 

Dio tuo

Tuo Salvatore

Tu sei prezioso ai miei occhi

Non ricordate più le cose passate !

Non pensate più alle cose antiche !

Ecco

 Io faccio una cosa nuova

Aprirò una strada nel deserto

Immetterò nelle steppe fiumi d’acqua

Perciò anche le bestie selvatiche mi glorificheranno

Invece tu, Giacobbe, non mi hai invocato

Anzi ti sei stancato di me,

mi hai molestato con i tuoi peccati

mi hai stancato con le tue iniquità

Ma io, ecco, cancello i tuoi misfatti

Per riguardo a me, non ricordo più i tuoi peccati

 

(frammenti; mia rielaborazione )

immagine by : http://www.gruppo 3 mil ….

 

Isaia 43 (del dimenticare )

Blackout (La solitudine in due )

 

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A’ luce s’è stutata dint’à stanza

Nuje ce guardammo 

senza ce vedé

Stammo vicino

E stammo assaie luntano

Stì mmane te vulessero cercà …..

Ma dint’à stanza scura

nun torna a luce a tiempo

Ognuno resta fermo

dint’alloscurità !

Fermo,

m’pizzo assettato

n’coppa à na seggia é paglia

Sulo,

da quand’è nato

Sulo,

n’sieme a se stesso

Sulo …..

comm’à nu fesso

 

 

LA SOLITUDINE (IN DUE) ovvero Orgoglio & Solitudine

 

La luce ormai s’è spenta nella stanza

Noi ci guardiamo, senza più vederci

Siamo vicini

Eppur siamo lontani

Le mie mani vorrebbero cercarti …..

Ma nella stanza scura

la luce non ritorna

e ognuno resta fermo

nell’oscurità.

Fermo, in punta  seduto

sulla sua sedia di paglia

Solo,

da quando è nato

Solo,

insieme a se stesso

Solo …..

che sembra un fesso !

 

 

 

 

 

 

 

(immagine by .www.targatocn.it)

 

Blackout (La solitudine in due )

San Martino ( perifrasi )

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Lenta la nebbia esala  sopra i colli  

un’aria grigia

che si stempera in viola.

 

Forte il maestrale urla

e poi sconvolge

l’onda marina 

in grosse spume bianche

 

Su per le strade storte di campagna  

i suoi aspri profumi

regala la vendemmia 

 

Gira sui ceppi accesi 

lo spiedo scoppiettando

 

Un cacciator  dall’uscio va scrutando

stormi di uccelli neri

che insieme ai suoi pensieri

S’involano vagando

 

( mia perifrasi della poesia : ” San Martino ” di G. Carducci )

(immagine by : www. twitter.com.gassmangassmann/status)

 

 

San Martino ( perifrasi )

TRIESTE

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Non è triste Trieste

è solo un pò confusa.

E’ un’anziana signora delusa.

Discese dalla nobiltà del rango

celandosi fra i fregi e i capitelli

di asburgici palazzi ottocenteschi.

Dal colle di San Giusto scruta il mare

che accoglie

con un largo abbraccio salato.

Per Saba

Trieste è ” un ragazzaccio aspro e vorace”

attento a inerpicarsi

fra erte pericolose

fin su

fino a Cattinara sulla strada per Fiume.

Per me Trieste

è un’antica signora.

Sopporta con pazienza

gli sgarbi della bora

che fa volare tegole e cappelli

impegnando i cittadini

in estreme acrobazie.

Per il suo destino di frontiera

è la Vestale di dispersi

e caduti fra le guerre.

Trieste

Mater Dolorosa.

Nelle sue orbite ha i fuochi fatui

e le orribili pazzie

di San Sabba e Basovizza.

Trieste

arca di etnie.

Fra storici caffè

e antiche librerie nacque

la cultura mitteleuropea del primo novecento.

A Trieste ti dicono “buongiooorno ! “

che sembra il cinguettìo augurale

d’un quotidiano carnevale

( immagine by : http://www.theartpostblog.com )

TRIESTE

FIDES : Preghiera

 

 

 

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Signore

con la grazia dello Spirito Santo

rendimi capace di rafforzare  

l’uomo spirituale che c’è  in me .

Fa che io possa  liberarmi  da ogni inutile preoccupazione e sofferenza.

Aiutami a non desiderare cose vili o preziose 

destinate a finire, com’è anche  il mio destino

 Infatti :  ” nulla è per sempre 

ma tutto è vanità  ed afflizione di spirito” (Qoelet 1,14)

Donami, o Signore, la sapienza

affinchè possa amarti sopratutto

e disporre  il valore reale delle cose

secondo il celeste ordinamento.

Dammi la virtù della prudenza

per non cadere nella lusinga

ed un pizzico di pazienza

per sopportare chi mi avversa.

 

(Tomaso da Kempis; L’imitazione di Cristo )

 

foto by : http://www.alicedallanascita.blog.spot

FIDES : Preghiera

The Stars: Pianto antico

 

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I vecchi hanno il pianto facile.

In pieno meriggio

in un nascondiglio della casa vuota

scoppiano in lacrime seduti.

Li coglie di sorpresa

una disperazione infinita.

Portano alle labbra uno spicchio

secco di pera, la polpa

di un fico cotto sulle tegole.

Anche un sorso d’acqua

può spegnere una crisi

e la visita di una lumachina.

( Leonardo Sinisgalli ; da “L’età della luna” Ed. Mondadori )

 

foto by http://www.finanzaonline.com

The Stars: Pianto antico

La Luce

 

 

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La luce strama abissi di silenzi

che l’ombra delle pieghe non ci appare.

Benedette parole che dicemmo

ossa siete

sbiancate di calcìna.

Tutto è salvo se ad un tratto

per miracolo

fra le canne la brezza si fa zufolo

o se il vento incattivisce in bora.

Questo è il vero mistero e la sua cabbala :

l’essere uno ed apparire due.

 

 

( immagine by : http://www.il sussidiario.net )

 

 

La Luce

Il Cammello

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E mentre  passa e ripassa

il cammello

traversando la cruna di un ago

io non riesco nemmeno a dare un  senso

a queste scialbe mattinate di settembre.

La luce c’è

ma nulla si capisce fino in fondo.

Forse il solo miracolo

lo fa una fisarmonica

che trasforma l’aria in musica

incidendola  nei ritmi salaci

di memorie luminose

come gli orecchini di ciliegie

nei giochi nuziali di povere bambine

immagine by : http://www.gettymages.it 

 

 

Il Cammello

L’ANGELO

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Il tempo mutò ancora

fra sgroppate di sole

e desolanti mandrie di nubi

che il vento piegava verso est

A sera 

Fulgido apparve l’ANGELO

o un lampo !

 

Nel flash

le case in fuga sulla collina disparvero

In un boato oscuro

A noi

– poveri vetri-

non rimase che tintinnare soli !

 

 

immagine by : www. centrometeoitaliano.it

 

L’ANGELO

TEMI : Il discepolo generoso

 

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Il Maestro interrogò il discepolo :

” Dimmi, mio caro,

se tu avessi tre monete d’oro

saresti disposto a darle in beneficenza ? “

” Certamente ! ”

rispose il discepolo.

Il Maestro si compiacque della risposta 

e gli chiese ancora :

“E se tu avessi tre monete d’argento,

saresti disposto a darle in beneficenza ? “

” Ebbene, si ”

rispose prontamente il discepolo.

Ed allora il Maestro, incalzandolo gli chiese :

” E se tu avessi tre spiccioli di rame,

saresti disposto a regalarli in beneficenza ? “

Dopo un attimo di riflessione

il discepolo gli rispose :

” Quelli no !

Perchè li ho davvero ! “

 

( frammento di saggezza mistica orientale )

 

immagine by http://www.archeomedia.it

 

 

 

TEMI : Il discepolo generoso

Vienna

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Tra pinnàcoli e guglie

Vienna è un mito

che il tempo sorprende nel sogno …..

Ha la sàgoma ossea d’un dinosauro

scolpito nei prati

Schiocca la frusta a Weiburgasse

sugli impareggiabili lipizzani bianchi

La notte è un guizzo di lanterne

sul Danubio opaco

E nei cristalli tesi

Spumeggia il valzer

per un brindisi che non finisce

 

 

Vienna

Note

images note

 

Ecco, potrei provare

L’accordo di chitarra……

Forse   potrei cantarti

l’amore che c’è in me …..

Complici ambasciatrici

di timide parole, le note …..

A volte son le sole

che possono innalzarci

più su del pentagramma

che limita la vita

e rende, a volte vuote

d’ogni sincerità

le mute ore del giorno

prive di sinfonia

 

 

immagine by : bassgeisha.deviantest.com

Note

FIDES ( E non c’indurre ….. )

 

 

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In un suo libro, il cardinale Ravasi rileva che, generalmente, le preghiere partono dal basso, ossia dall’uomo e si elevano fino a  Dio e alla Sua gloria, ma nel Padre Nostro , come acutamente osservò  la scrittrice  Simone Weil, la preghiera si snoda in senso inverso :   inizia   con la parola Padre e procede verso il basso, giungendo fino alla miseria umana, fino alla parola  male ( maligno ).

Per il Ravasi,quindi, questa preghiera raffigura la parabola dell’incarnazione : è Dio che va incontro all’uomo, abbandonando la sua gloriosa trascendenza.  ( Gianfranco Ravasi e Luc Ferry, “Il cardinale ed il Filosofo ; Mondadori ) 

Ma sulla preghiera del Padre Nostro diversi esegeti, e Papa Francesco di recente, si sono soffermati  sull’espressione : ” non c’indurre in tentazione ” che sembra un punto critico causato probabilmente dall’ambiguità della traduzione originaria.

In realtà il termine indurre  ( dal latino indùcere )  ha il significato letterale di ” condurre verso ”  ed , in senso lato ,”provocare”. 

In effetti non è Dio ad indurre in tentazione ma satana che ha provato a tentare perfino il Signore Gesù, come narrano i Vangeli ( Matteo 4,1-11; Marco 1,12-13; Luca 4,1-13).

Semmai, Dio può sottoporre il fedele alla prova per saggiarne la saldezza.Ed allora, a mio modesto avviso,  ” non c’indurre in tentazione” potrebbe avere  il significato di una preghiera “interna” alla preghiera stessa del Padre nostro,nel senso:

” Noi ti preghiamo, o Dio :

non abbandonarci

quando il maligno tenta

la nostra umana debolezza

Perché , senza la Tua protezione,

Ne usciremmo sconfitti “

Com’è noto,(Genesi  22,1-12)  Dio mise alla prova la fede di Abramo verificandone la saldezza ma inviando, tempestivamente, l’Angelo a fermargli la mano armata con cui avrebbe dovuto colpire a morte il proprio figlio innocente Isacco.

Dai pericoli della prova non rimase esente nemmeno Giobbe, uomo fedele e timorato di Dio anzi, perciò inviso a satana.Nel libro di Giobbe (1,1-12)  si legge : ” Giobbe era un uomo integro, temeva Dio ed era alieno dal male …… era il più grande di tutti i figli d’oriente….. un giorno i figli di Dio andarono davanti a Lui ed anche satana andò in mezzo a loro …… Il Signore gli chiese ” da dove vieni ? ” rispose ” da un giro sulla terra ” ; il Signore gli disse ” hai visto il mio servo Giobbe ? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, fedele ed alieno dal male …..e satana rispose ” Forse che Giobbe ti teme disinteressatamente ? Prova ad allungare un poco la tua mano e tocca quanto egli ha e vedrai se ancora continuerà a benedirti…….. Allora il Signore gli disse : ” Ecco, quanto egli possiede lo metto in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui “.

Si potrebbe dire che Dio “scommette” sulla fedeltà di Giobbe ?

Satana si allontanò e da quel momento iniziarono per Giobbe  innumerevoli quanto inspiegabili disgrazie che si abbatterono come flagelli sulla sua famiglia, i suoi averi, il suo stesso corpo.Egli non riusciva a comprenderne le ragioni; i suoi amici teologi, da sempre invidiosi, formularono l’ipotesi di una legge di retribuzione per cui era giusto che Giobbe espiasse presunte colpe sue e dei suoi avi.

Ritenendo di ricevere castighi esagerati ed  immeritati la sua fede  sembrava talvolta vacillare fino  accusare Dio di accanimento ; ma trovò la pazienza di dire : ” Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”.

 Così Giobbe non attribuì a Dio nulla di ingiusto, e Dio alla fine lo premiò mostrandogli il Suo volto. 

I nostri progenitori Adamo ed Eva furono messi alla prova da Dio e furono tentati dal Diavolo; infatti (Genesi 2,15-3,1-4) il Signore Dio li pose   nel giardino di Eden….e gli diede questo comando :  potete mangiare il frutto di qualunque albero, escluso quello della conoscenza del bene e del male , perchè, se ne mangerete, certamente morirete; ma il serpente, con astuzia, disse ad Eva “non morirete affatto “,  anzi mangiandone diventerete come Dio, conoscendo il bene ed il male “

E i due sciagurati ne mangiarono, scadendo nella profonda miseria della condizione umana. 

Ci viene spontaneo chiederci : Se satana, fondando sulla loro vanità e cieca presunzione non li avesse indotti in tentazione, avrebbero  avuto la forza di esercitare il freno del libero arbitrio ?

 

 

 

FIDES ( E non c’indurre ….. )

Ricordi & Realtà

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Chi mi ridà

il mio fucile di latta

E il camion rosso

E il cavalluccio a dòndolo

di legno ?

Chi mi ridà

il sillabario,

il bacio la mattina in fronte,

quel gran fiocco celeste

sul grembiule ?

Tutto è svanito …..

tutto

nella gran pattumiera del tempo!

Misteriose mani

m’hanno tolto di mano

i miei balocchi,

e dal cuore 

la bella semplicità

dell’innocenza :

Ora stringo

un mazzetto di lire

svalutate.

 

(immagine by : lombardiabeniculturali.it)

 

 

Ricordi & Realtà

La valle del giudizio

 

shofar

 

 

In questa valle di Giòsafat

fra carboni  di ginepro

s’alza  il fumo

della decisione e del giudizio.

A volte mi circonda il silenzio degli ulivi

A volte mi atterrisce l’ululato del shofar

Ma il mio cuore è smarrito : 

con chi dividerò la mia tristezza ?

Quì  l’albero del rancore

 affonda le sue radici nella cenere dell’odio.

In questo snervato crepuscolo di provincia

proverò la cadenza ossessiva del bolero

prima che l’erba secca dei tetti sia strappata

Ci lega un sentimento di sospiri

Cercheremo le ali dell’aurora 

fra le sfere celesti

per abitare l’altra estremità del mare

Sarai la porta della mia speranza

 

 

(immagine by : pinterest.com)

La valle del giudizio

Fides: Il perdono e la misericordia

figliuol prodigo

La signora intervistata, disse, scandendo le parole : ” Ho perdonato, non ho dimenticato “.

La complessità del tema non esime da qualche rapida riflessione.

Distinguerei un perdono “orizzontale” da uno “verticale ” : il primo, intercorre fra le creature umane ; il secondo è la Divina Misericordia del Creatore verso le sue creature.

Nel “perdono orizzontale” l’offeso, subisce una ferita che custodisce come stimmata e memoria del perdono concesso all’offensore pentito; questa tipologia di remissione, a volte, conserva tracce di rancore, simili al tarlo della ruggine che corrode il ferro.

In altri casi, il perdono orizzontale somiglia a moneta intermediaria che regola il mutuo scambio di offese ; così , le partite contabili del dare e dell’ avere, si chiudono in pareggio o, come si dice: questo va per quello ( cheste va pe chelle ); ma le cicatrici restano.

La Divina Misericordia, invece, è perdono verticale perchè, Dio Padre giudica con benevolenza la debolezza dei suoi figli pentiti e li assolve con l’abbondanza del suo perdono; nell’atto di clemenza dimentica il peccato, lo cancella.

In Lui non ne rimangono tracce o cicatrici.

Scrive il profeta Ezechiele (18; 21) : ” Mi fu rivolta questa parola del Signore: Se il malvagio si pente, nessuna delle colpe commesse sarà ricordata; io non voglio la morte del peccatore ma che si converta e viva”

Anche il padre misericordioso del Vangelo di Luca dimentica i peccati del suo figlio pentito e convertito, accogliendolo in un abbraccio assolutorio ; l’uomo giusto diventa così paradigma dell’uomo “immagine e simiglianza” di Dio

Fra gli uomini raramente il perdono orizzontale può sublimarsi nel perdono verticale, che implica “dimenticanza” delle offese ricevute.

Ma la sensibilità di Borges, ha trasformato questo sogno in poesia:

“Abele e Caino s’incontrano dopo la morte di Abele

nel tempo eterno di Dio.

Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano,

perchè erano ambedue molto alti.

Tacevano, come fa la gente stanca

quando declina il giorno.

Nel cielo spuntava qualche stella

che non aveva ancora ricevuto il nome.

Alla luce delle fiamme Caino notò sulla fronte di Abele

la ferita della pietra e, lasciando cadere il pane

che stava per portare alla bocca,

gli chiese perdono per il suo delitto.

Abele, però, disse :

” Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te ?

Io non lo ricordo più :

Adesso ,è bello stare quì

insieme, come prima “.

Allora Caino replicò :

“Ora so che mi hai davvero perdonato,

perchè

Dimenticare è perdonare “

( J.L.Borges)

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Fides: Il perdono e la misericordia

Fides : L’ira di Dio contraddice la sua misericordia ?

arcobal

 

 

L’ira è un sentimento  improvviso e violento, tipicamente umano ma non esclusivamente umano; infatti  è presente  anche in alcune divinità pagane.

Achille era un semidio , figlio del mortale re Pelèo e della nereide ninfa Teti.

La sua ira è celebrata da Omero già nei primi versi dell’Iliade :  “Cantami o diva del pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei …..) ; perfino gli dei  pagani non  furono immuni dall’ira; si racconta del carattere collerico e spigoloso di Zeus, sovrano degli dei.  

Fin dai tempi antichi, divinità colleriche e vendicative erano venerate da popolazioni e tribù delle Americhe, dell’Asia, del vicino oriente , dell’Africa.

Nelle narrazioni vetero-testamentarie  Dio Padre  è protettivo e generoso verso il suo popolo ( lo guida nel deserto, gli offre scampo dagli egiziani aprendogli   le acque del mar rosso ) ; a volte  lo castiga con tremende vendette (il diluvio universale, la distruzione di Sodoma e Gomorra )

Ma nell’essenza di  Dio Padre possono coesistere due sentimenti evidentemente incompatibili : tanto ignobile l’uno quanto nobile l’altro ?

A me sembra che la risposta non possa essere che negativa.

Nella natura umana, invece, ira e misericordia  sono compatibili  perchè si manifestano alternativamente, in tempi diversi.

Per l’uomo  c’è un tempo per l’ira, ed uno per la misericordia.

Parafrasando  il principio  di non contraddizione, se è falso  sostenere che una  proposizione  e la sua negazione siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo , analogamente è falso sostenere che l’ira e la sua negazione siano compatibili allo stesso tempo nello stesso modo; quindi, ira e  misericordia presuppongono  il tempo ( i tempi diversi) perchè non possono esplicarsi contemporaneamente 

Ora, Dio Padre  non ha tempo, è fuori del tempo , quindi non verificandosi la sfasatura del tempo  si realizzano i presupposti di validità del citato principio di non contraddizione da cui consegue l’incompatibilità, in Lui, fra ira e misericordia.

Proviamo adesso a fare un’ulteriore riflessione, partendo dalla domanda : cos’è l’ira ? 

In un frammento tratto dal suo libro ” De Ira “, Seneca la definisce  “una breve follia”

Quindi, un  Dio che fosse irato porterebbe  alla conclusione di  un sillogismo aberrante,  ovviamente da scartare.

Perciò, a mio modesto avviso, non sembra possibile che nell’essenza di Dio Padre possa esservi  traccia di un sentimento così sanguigno e terrestre come l’ira o la vendetta, sentimenti ignobili (nel senso di non nobile ) e meschini  che manifestano il desiderio di rendere il dolore col dolore;  tutto ciò è estraneo all’essere di Dio Padre.

Se è comprensibile (non giustificabile) che un essere umano voglia arrecare ad un suo simile dolore col dolore , applicando la legge del taglione, è impensabile che Dio Padre possa scendere al livello dell’uomo per colpirlo con gli strali della sua ira.

Essendo trascendente,  non c’è motivo di competizione  con la viltà dei sentimenti umani.

Come insegna il vangelo di Giovanni, Dio è amorevole  e misericordioso verso  le nostre umane debolezze perchè Dio è amore.

Nel vangelo di Luca (15) la  parabola del padre misericordioso che accoglie il figlio disubbidiente ma pentito  dimostra che nel cuore paterno  c’è sempre spazio per il perdono.

Secondo il salmista, Dio Padre è “lento all’ira e misericordioso ” ( Salmo 86 ) ed ancora “la sua collera dura un istante mentre la sua bontà è per tutta la vita ” ( Salmo 30 ) ed ancora ” la sua misericordia è per sempre ” ( Salmo 136 )

Sempre la misericordia  è prevalente sull’ira che viene più minacciata (come mezzo di conversione) che praticata. 

Il filosofo Abraham Heschel (1907 – 1972 )  ha osservato che Dio si renderebbe complice del male se rimanesse indifferente dinanzi all’ingiustizia ed all’oppressione dei più deboli; da qui il Suo diritto-dovere  ( se così si può dire ) di adirarsi , o , meglio : di indignarsi ed insorgere a loro difesa; così l’ira di Dio troverebbe la sua giustificazione nella sua stessa esigenza di essere Amore.

Nel racconto evangelico ( Matteo 21 ) nostro Signore Gesù Cristo si indignò  scacciando i mercanti che avevano occupato un angolo del tempio  con i banchi delle loro mercanzie .

Ed allora, in nostro Signore Gesù Cristo, sempre misericordioso, nell’occasione  è prevalso il sentimento dell’ira o dell’indignazione?

In precedenza abbiamo provato a riflettere su Dio Padre, che è fuori dal tempo e dallo spazio, mentre Nostro Signore Gesù Cristo, il figlio dell’Uomo, è vero Dio e vero uomo; è  voluto entrare nella Storia del mondo  nascendo, vivendo e morendo  entro le coordinate spazio- temporali di ognuno di noi , ha condiviso sentimenti tipicamente umani, tranne il peccato, ha pianto per la morte di un amico, ha avuto paura nell’orto del Jetsemani, ha partecipato all’allegria delle nozze di Cana, è stato soggetto a tentazioni.

Tutto ciò nell’ambito temporale, quindi Egli ha vissuto momenti e sentimenti diversi, come noi esseri  umani.

Nella circostanza descritta, la sua ira non sembra scandalosa perchè assume la forza di una pedagogia che, talvolta, ha bisogno di esprimersi in modi eclatanti per essere compresa da chi ( come quei mercanti ) dalla tolleranza altrui e dalle cattive abitudini intendono far insorgere diritti.

Più difficile è comprendere il nesso fra il diluvio universale e l’ira di dio Padre.

Tanta distruzione è spiegabile soltanto in senso catartico : la fine di un mondo che precede un nuovo mondo.

E’ come la speranza che ci consegna l’Apocalisse: alla fine sarà il bene a vincere e  la sua vittoria implica  distruzione (del male ).

La fiducia e la pazienza proverbiale di Giobbe ci lascia intendere che Dio Padre non può essere compreso soltanto con le umane e limitate categorie speculative.

Come sempre, per il credente quando la ragione “non ha possa” deve affidarsi alle ali della fede per compiere l’ultimo miglio.

 

 

 

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Fides : L’ira di Dio contraddice la sua misericordia ?